Journal of Seventeenth-Century Music, volume 9 (2003) no. 1
http://www.sscm-jscm.org/v9/no1/mamone.html
ISSN: 1089-747X

Sara Mamone
Most Serene Brothers-Princes-Impresarios: Theater in Florence under the Management and Protection of Mattias, Giovan Carlo, and Leopoldo de’ Medici

Document 7
Giovanni Domenico Ottonelli, Della Christiana moderatione del theatro. Libro detto l’Ammonitioni a’ recitanti Per avvisare ogni Christiano a moderarsi da gli eccessi nel recitare (Florence: Gio.Antonio Bonardi, 1652), 272–77

Nota ottava. Si narra la conversione e penitenza di una Donna cantatrice. Desidero, che serva di giovevole Ammonitione alle Donne Theatrali oscene, e Comiche Cantatrici, il supplicio, con che una Donna Cantattrice, tormentando se stess, fece penitenza de’ suoi errori: e dico a beneficio loro con S.Chrisostomo. Sit eis supplicium pro Admonitione. Pur troppo è vero, che molte Comiche sono valenti nella facoltà di cantare: e con la forza de’canti poco modesti cagionano scandalo,e rovina a molti deboli nella virtù; onde vivono le misere allacciate nella rete del Diavolo; e possono ben temer fondatamente, che nella morte non faranno valevole penitenza, & anderanno al patimento de’mali eterni; e però io adesso avverto per tempo, e dico a loro con S.Agostino. Nec vos Foeminae alienum a vobic arbitremini hunc esse sermonem: ad vos enim, non tamen ut confundam vos, hae dico, sed ut filias moneo. Et anche aggiungo con s. Chrisostomo.Ut ab his malis liberemini, radicem excindite. Per liberarvi da mali così horribili, tosto levate la cagione: cioè fate penitenza degli osceni canti e vivete moderatamente. Eccovi uno specchio femminile, & un caso di una Cantatrice scandalosa convertita a penitenza: miratevi in lei, come un tersissimo cristallo; e non tardate di levar dal viso dell’anima vostra le brutte macchie di oscenità, che vi trovate, e che vi rendono deformi all’occhio divino.

Nella vita dell’Antico Anacoreta s. Quiriaco si riferisce, che habitando egli nella solitudine, due suoi Discepoli vollero andar a visitarlo: e viaggiando per una deserta campagna, comparve loro da lungi tra certe piante silvestre un simulacro, overo un immagine humana: & essi, credendo, che fusse qualche venerando Padre Anacoreta, (poiche molti habitavano allhora in quella solitudine) tosto presero cammino verso colà; ma giunti vicino, niente ritrovarono; e temendo qualche diabolica illusione, ricorsero con humili preghiere a Dio; accioche gli protegesse, & illuminasse gratiosamente.

Et ecco, finita l’oratione, mirano qua, e là d’intorno intorno, e mirando scorgono l’entrata di una spelonca sotterranea; ove stimando, che dimorasse qualche segnalato servo di Dio, e che fusse quello, che da lungi havevano veduto, si accostarono, e con animo di pregarlo; e vedendolo, in effetto lo pregarono, a concedere loro la sua santa benedittione, e la buona pace. Ma sentirono tosto una voce, che dall’interne parti della spelonca venendo, rispose. Quid ex me vultis? Sum enim Foemina: sed quo proficiscimini? Che cosa volete da me? Poiche altro non sono, che una Donna infelice: ma voi verso dove n’andate viaggiando? Andiamo, risposero,al famoso Anacoreta Quiriaco. Hora voi diceti per gratia. Quale si è il nome vostro? In che modo habitate qui? E per quale cagione vi siete venuta? Rispose. Per hora andatevene: al ritorno poi vi dirò, quanto dimandate. Essi se n’andarono, anzi rinovando l’instanza, aggiunsero, che non si sarebbero scostati punto da quel luogo, se prima non havessero udita, la bramata risposta. Onde ella risolse di darla subito, e la diede dicendo. Il mio nome è Maria e so, che, per essere io stata Cantatrice vana, e Femmina del Mondo, fui occasione di rovina a molti: e però pregai il Sig. Iddio, & humilmente lo supplicai, che mi liberasse da’ lacci del Diavolo, donandomi spirito, e comodità di far vera penitenza. Et una volta sentendomi il cuore pieno di contritione, e l’animo tutto acceso con il fuoco divino, andai a prendere acqua in un vaso, e lupini in una sporta, e me ne venni a questa spelonca con tal provisione; la quale, per liberalità del Signore, non s’è punto scemata fino al presente giorno. Et io da quel tempo fino ad hora non ho mai veduto huomo, né ho parlato con alcuno. Altro non vi dico. E voi hora seguite il vostro camino, e nel ritorno venite a visitarmi. Così disse; & io dal detto raccolgo, che questa santa Penitente poteva rispondere, come già rispose la virtuosa Penitente Paola Romana, di cui avvisa S.Girolamo. Cum a nobis crebius meneretur, ut parceret oculis, ut eos servaret evangelicae lectioni, aiebat. Turpanda est facies, quam contra Dei praeceptum purpurissimo, et cerussa, et stibio depinxi. Si partirono que’ divoti Pellegrini, e giunti al B. Quiriaco, gli narrarono partitamente il caso; di che egli rimase ammirato non poco, & impose loro, che nel ritorno visitassero la virtuosa Penitente. Obedirono; ma che? Arrivati alla spelonca, e bussando, e non sentendo alcuna risposta, entrarono dentro, e trovarono, che il corpo della Donna giaceva estinto nel suolo; e che l’anima se n’era salita al premio riposto a’ veri Penitenti in Paradiso. Subito essi, come pietosi servi di Dio, andarono alla vicina Città, e prese alcune cose necessarie al funerale, sen tornarono: e finito il mortorio nel miglior modo, che poterono, fecero nella medesima spelonca un sepolcro, e vi riposero, come pretioso tesoro, e venerande reliquie, il cadavero di quella cantatrice convertita, e Penitente, che tormentò se stessa con un volontario, lungo e penace supplicio; & il quale può servire hora a tutte le Cantatrici, e Comiche oscene in luogo di Ammonitione, si eis supplicium pro..monitione. Piaccia a Dio, che esse compunte a vera penitenza si dispongano alla vicina morte con vita penitentiale. Quoniam, admonemur, appropinquare agonis nostri diem, ietuniis, vigiliis, orationibus insistere non desinamus: incubamus gemitibus assiduis. Hor che diremo di quelle Femminelle theatrali, che, oltre all’esercitio del canto impuro, sono Comiche di professione, e con molte parole, e molti gesti indecenti, contaminano il Theatro; e con un grave, e moltiplicato scandalo cagionano peccati senza numero? Certo doveranno piangere amaramente le loro iniquità, e farne per tempo fruttuosa penitenza. Così veramente procedono le Comiche, & i Comici, quando illuminati da Dio, si risolvono d’attendere alla salute. Io so, dice il P.Ribadenira, che alcuni Comedianti, quando Dio gli ha toccati nel cuore; e con la luce della gratia hanno conosciuto il cattivo stato loro, e bramato d’uscirne; non mai finiscono di dire, e di piangere l’infinità de’ peccati horrendi, e danni irreparabili, commessi per via delle Rappresentationi; come huomini, che tanto bene gli sanno, e ne sono stati gli Artefici. Et io aggiungo. Ogni Comica oscena procuri d’imitar i Comici convertiti; e come gli ha seguitato erranti, così li seguiti pentitenti. Si secuta es errantes, sequere paenitentes. Colei, che nel male fu lor seguace, & imitatrice, li seguiti anche nel bene, & imiti nella penitenza; accioche nella morte fugga dall’Inferno, stanza di tutto il male; e vada al Cielo, città di tutto il bene; & ove si vede, e si gode quel gran Signore, che già disse ad un caro amico. Ostendam omne bonum tibi. Et ogni Comico, e Comica oscena ponderi per tempo, e con frutto la grave Ammonitione di s. Chrisostomo. Non e vestigio persequitur Iustitia, Deo per patientiam vocante ad paenitentiam; sed quando nihil lucrifacit lenitate, et patientia, tunc eum per supplicium admonet. Iddio ammonisce i negligenti con il supplicio, non penitentiale, e fruttuoso, ma con l’infruttuoso, & infernale.

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