Journal of Seventeenth-Century Music, volume 9 (2003) no. 1
http://www.sscm-jscm.org/v9/no1/mamone.html
ISSN: 1089-747X

Sara Mamone
Most Serene Brothers-Princes-Impresarios: Theater in Florence under the Management and Protection of Mattias, Giovan Carlo, and Leopoldo de’ Medici

Document 6
Letter from Francesco Guicciardini, 4 January 1650 (I-Fas Mediceo del Principato, 5446, ff.117r–v)

Serenissimo Signore,

Ho inteso dal Signore Residente di Venezia, il quale è stato questo giorno a casa la Signora Anna Maria, e mi ha mandato a chiamare per mostarrmi alcune lettere del Signor Abbate Grimani di Venezia. Ho visto delle medesime lettere il desiderio grande che ha la Sua Signoria Illustrissima di far andare questa donna a Venezia per recitare ad una sua comemdia. E perché so che il Signor Grimani di questo particolare a Vostra Altezza ne ha scritto, la supplico quietare questo Signore, significandoli la cagione perché detta donna non lo può servire, essendo d’accordo di monacarla intorno a mezza quaresima. Ho fatto venir a posta il suo marito di Roma, si è fatto la funzione di devorzio renunzia et altro all’Arcivescovado, e fra poco comparirà avanti al Vicario per concludere questo negozio, che el tutto il seguito a questo mio pensiero do parola a Vostra Altezza che assolutamente seguirà. Però non voglio che vadia a Venezia in nessun modo perché, per l’affetto che li ho portato, la voglio aiutare in questa congiuntura e, se seguisse altrimenti, sarebbe facil cosa seguirsi qualche altra minchioneria di arrivare a Venezia ancora io a vedere la comemdia, la qual cosa farei malissimo volentieri e ne averei disgusto, se bene non sono tenuto a lasciarla andare, non avendo data parola al detto Signor di mandarla. E facendo forza più che ordinaria si metterà in convento adesso prontamente, per non essere io sottoposto a qualche disgusto, che lei medesima è risolutissima di non voler andare. Confido nella benignità di Vostra Altezza, cercando di quietare questo Cavaliere, il quale, per quanto mi dice il Signor Residente, si placherà ad ogni minimo cenno di Vostra Altezza. Non diffido punto di ricever questo favore da Vostra Altezza, promettendoli di novo che sia per seguire quanto di sopra li ho accennato, mentre umilmente me l’inchino.

Di Vostra Altezza Serenissima
Firenze, 4 Gennaio 1650
Umilissimo e Devotissimo Servitore
Francesco Guicciardini

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